Parte da Casorate Sempione l'esposto alla magistratura sull'impatto ambientale dell'aeroporto di Malpensa: martedì mattina sarà depositato alla Procura della Repubblica di Busto Arsizio.

L'esposto per il "disastro ambientale" (come lo definì un documento riservato del Corpo Forestale dello Stato, scovato dal Fatto Quotidiano) tira in ballo tutte le autorità territoriali e aeroportuali: Enac, Enav, Regione Lombardia e Arpa, ma anche il gestore aeroportuale, la SEA. Il vicesindaco Marson spiega che la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha spinto alla presentazione dell'esposto è stata «la ripresa dei voli notturni»: «La notte si sente il rombo degli aerei, proprio sopra al paese: noi vorremmo avere i dati precisi sul rumore e i tracciati radar che dicono se sono rispettati o meno».
Da sempre il rumore

Nell'arco di quasi quindici anni, però, ha iniziato ad emergere in modo più forte la coscienza dell'inquinamento atmosferico, invisibile ma più pericoloso, che tocca sia un'area di grande pregio naturale come la Valle del Ticino, sia una zona densamente urbanizzata. Prima la "sentenza Quintavalle" ha

E di fronte alla definizione di "disastro ecologico" che viene da un corpo dello Stato (definizione esplicitamente richiamata), l'esposto parla di «conclamata ed ingiustificata […] inerzia, dolosa, delle Istituzioni aeroportuali (Sea, Enac, Enav, ministero dei Trasporti, ministero dell’Ambiente e ARPA)»: «nulla (o davvero molto poco) si è fatto in materia di riduzione dell’impatto ambientale connesso a Malpensa e a tutela della popolazione e dei paesi limitrofi all’attività aeroportuale». Nel documento si richiamano anche gli obblighi del cosiddetto "Decreto D'Alema" del 1999: avevano scadenza gennaio del 2000 ma secondo il Comune non sono mai stati rispettati. L'esposto denuncia è a carico di «tutti i soggetti che [la Procura] vorrà o potrà individuare affinché vengano perseguiti e sanzionati tutti i comportamenti commissivi od omissivi, dolosi o colposi».
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